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Leggi una lettera ...

Il temperamento di Nicolò Rasmo nella tutela dei beni culturali emerge significativamente dal suo epistolario. Come significativo esempio riportiamo di seguito il testo della lettera del 14.12.1960 all'Arch. Rusconi, già Soprintendente a Trento: Rasmo protesta qui per un'ingerenza del Ministero in una questione di tutela (gli antefatti non sono precisati e si possono pertanto solo desumere, in via generica, dal contesto) in cui la sua posizione era stata sconfessata.

Leggiamo le sue parole: "Devo avere pazienza: purtroppo sono troppo vecchio per poter sostituire con disinvoltura il caucciù al midollo spinale. Se il Ministero sarà in definitiva convinto che non gli servo, ne tragga le conseguenze e mi sollevi dal posto. Ma se potessi dare un consiglio al Ministero sarebbe quello di tenere presente che una testa dura può anche essere talvolta scomoda, ma in momenti difficili fa sempre degli ottimi servizi ed é abituata a lavorare senza misurare le proprie forze e a pagare di persona, quando è necessario. Lei mi dice che si trattava di cosa da poco. Ed ha ragione: il ... con la sua vittoria guadagnerà in più oltre al concesso da me una cameretta, forse. Ma era opportuno che il Ministero per così poco sconfessasse e scoraggiasse un suo funzionario? Non si rende conto il Ministero che con questi sistemi i suoi migliori soprintendenti se ne sono andati all'Università? Che i suoi peggiori hanno trovato più comodo esimersi da responsabilità e pesi di lavoro ed andare a fare gli ispettori centrali al Ministero, cioè andare a sindacare l'operato dei loro colleghi e rovinarne il prestigio e il lavoro? Che altri (Lei per esempio) si ritirano prima della pensione, stomacati? Cosa vuole al servizio il Ministero, uomini o vermi? ... Non dica che esagero perché vivrà tanto da arrivare a darmi ragione."

(Fonte: fondo documentario Rasmo-Zallinger, cassa 21)

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