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Visti di ingresso

Leggi e regolamenti di riferimento: D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, "Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazio-ne e norme sulla condizione dello straniero", art. 4.

Il visto d'ingresso è l'autorizzazione richiesta alle rappresentanze diplomatiche o consolari italiane nel proprio Paese d'origine per entrare in Italia.

Per entrare nel nostro Paese, oltre al passaporto in corso di validità o documento equipollente, lo straniero deve aver ottenuto il visto della Rappresentanza diplomatica italiana nel Paese di provenienza.

Nel caso di ingresso per un periodo non superiore a 3 mesi per motivi di turismo, affari, gara sportiva, invito, il visto non deve essere richiesto dai cittadini appartenenti ai seguenti Paesi:

Andorra, Argentina, Australia
Bolivia, Brasile, Brunei
Canada, Cile, Cipro, Colombia, Corea del Sud, Costa Rica, Croazia
Ecuador, El Salvador, Estonia
Giappone, Guatemala
Honduras
Islanda, Israele
Lettonia, Liechtenstein, Lituania
Malesia, Malta, Monaco, Messico
Nicaragua, Norvegia, Nuova Zelanda
Paraguay, Polonia
Repubblica Ceca
San Marino, Santa Sede, Singapore, Slovacchia, Slovenia, Stati Uniti, Svizzera
Ungheria, Uruguay
Venezuela

Dove si richiede?

Il visto d'ingresso va chiesto alle Rappresentanze diplomatiche o consolari italiane nel paese d'appartenenza, o territorialmente competenti, in base al luogo di residenza dello straniero. La Polizia di frontiera può rilasciare visti d'ingresso per un periodo massimo di 10 giorni, mentre può rilasciare visti di transito della durata massima di cinque giorni.

Documentazione richiesta:

  • domanda con le proprie generalità
  • passaporto o altro documento equipollente
  • indicazione del luogo dove si è diretti
  • motivo e durata del soggiorno (documentazione)
  • disponibilità dei mezzi di sussistenza sufficienti per la durata del soggiorno (ad eccezione dei permessi di soggiorno per motivo di lavoro subordinato)
  • disponibilità di mezzi per il ritorno nel Paese di provenienza (ad eccezione dei permessi di soggiorno per motivi di lavoro).

Tipi di visti d'ingresso

In base all'art. 4, co. 4 T.U. l'ingresso in Italia può essere consentito
mediante il rilascio di visti di due categorie:

  1. visti per soggiorno di breve durata, validi per soggiorni inferiori
    a tre mesi.
  2. visti per soggiorni di lunga durata che comportano per il titolare
    la concessione di un permesso di soggiorno in Italia con motivazione identica a quella menzionata nel visto.

In base al D. Min. Affari Esteri 12 luglio 2000 (pubblicato in G.U. 1 agosto 2000) le tipologie dei visti corrispondenti ai diversi motivi d'ingresso sono le seguenti:

  • adozione
  • affari
  • cure mediche
  • diplomatico
  • familiare al seguito
  • gara sportiva
  • inserimento nel mercato del lavoro
  • invito
  • lavoro autonomo
  • lavoro subordinato
  • missione
  • motivi religiosi
  • ricongiungimento familiare
  • studio
  • turismo
  • vacanze
  • lavoro

Rifiuto di rilascio del visto di ingresso

L'autorità diplomatica o consolare, qualora non sussistano i requisiti previsti dalla normativa in vigore, comunica allo straniero il diniego di rilascio del visto in lingua a lui comprensibile, o, in mancanza, in inglese, francese, spagnolo o arabo.
Il rifiuto del rilascio del visto non deve essere motivato, ad eccezione
che le domande di visto non siano state presentate per i seguenti casi:

  • lavoro subordinato a tempo determinato e indeterminato;
  • lavoro stagionale;
  • lavoro autonomo;
  • ingresso per lavoro nei casi particolari previsti dall'art. 27 del D. Lgs 286/1998;
  • diritto all'unità familiare;
  • ricongiungimento familiare;
  • ingresso e soggiorno per cure mediche;
  • accesso ai corsi delle università.
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