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Vito Mancuso e Guido Rispoli - "Legge, libertà bellezza. La cultura della legalità e il Dio nascosto"

Incontro

07.05.2014

Ore 18.00 - Ingresso libero

Centro Pace (Apri l'immagine , 59 Kilobyte, 170 per 133 pixel)
 

Mercoledì 7 maggio, alle ore 18 nell'aula magna della Lub il noto teologo Vito Mancuso dialogherà con il capo della procura di Bolzano Guido Rispoli - suo appassionato lettore - sul tema: "Legge, libertà e bellezza. La cultura della legalità e il Dio nascosto". Come dire, la sete di un principio morale che àncora la legge alla bontà di un richiamo interiore, di una giustizia che si pone al di là e al di sopra della legge positiva non con l'intento di negarla, di aggirarla o di bistrattarla ma con l'obiettivo di renderla più vera e più densa nel suo contenuto di legalità.

Non sempre il richiamo alla giustizia e alla legalità intese come principi etici si sono mossi parallelamente, anzi, spesso nella storia turbolenta dell'umanità si è verificata una tensione, che ha portato a dei veri e propri conflitti. La legge interiore, quella nonviolenta, si è misurata spesso con una legge esteriore manipolata, falsificata, dominata dal virus della violenza e della prepotenza. Dalla condanna a morte di Gesù storico fino ai crimini perpetrati dai regimi totalitari e dittatoriali la legge scritta si è profilata come subalterna a sistemi culturali, ideologici, politici, ingiusti e illibertari. Pensiamo al processo farsa a Gesù il Nazareno. L'uomo giusto venne condannato con la combinazione di tre sigilli, quello del diritto, con il tribunale del tempo che ha decretato l'imputazione del condannato con l'accusa di bestemmia, quello del tempio, animato da una religiosità dogmatica e sacrificale e quello politico, alimentato da una forma umorale di democrazia diretta, manipolata a fini di condanna del giusto e di liberazione dell'ingiusto (Barabba). Gesù venne inchiodato alla croce come un sobillatore e un sovversivo, accusato di voler negare il Dio del sistema, il Dio dell'ordine. Egli voleva rivelare la voce del Dio nascosto, il Dio che parla al cuore dell'uomo facendo saltare le norme sociali e civili che antepongono gli interessi dogmatici e ideologici a quelli profondamente umani (la cura, l'amore, l'accoglienza, la libertà, la giustizia, i diritti, la pace, la solidarietà, il primato della vita sulle proibizioni imposte dalla morale del tempo).

Pensiamo alla lezione di tutti coloro che hanno posto il problema etico e morale dentro i manichini di un ordine dittatoriale. Pensiamo al coraggio di uomini come l'altoatesino Josef Mayr-Nusser, che nell'atto di disobbedienza alla legge militare del nazismo ebbe il coraggio di rivolgersi al maresciallo maggiore dell'esercito più spietato della storia contemporanea con queste parole: "No maresciallo maggiore, io non giuro a questo Führer". Mayr-Nusser ha ascoltato la voce del dio nascosto preferendo morire piuttosto che tradire i valori profondi della sua fede e della sua coscienza (quanti disobbedienti hanno rivelato e denunciato la legge ingiusta dell'obbedienza!). Pensiamo a tutti coloro che sono morti nei lager nazisti o nei gulag stalinisti, ai desaparecidos delle dittature latinoamericane, alle vittime delle guerre fratricide dove l'ordine di uccidere i fratelli era l'ordine del sistema (sono passati appena vent'anni dal genocidio ruandese, una delle pagine più inquietanti e scabrose del Novecento). E pensiamo a come venne posto il problema fra la legge morale e la legge scritta negli anni Sessanta quando ci furono i primi casi dei cosiddetti "obiettori di coscienza", denunciati, processati e incarcerati per aver seguito la legge interiore del "tu non uccidere". Come non ricordare la famosa "Lettera ai giudici" di don Lorenzo Milani, accusato di apologia di reato e incitamento alla diserzione, per aver difeso gli obiettori di coscienza contro gli attacchi dei cappellani militari che li definivano dei "vigliacchi". Don Milani se ne andò qualche anno prima di veder realizzato il sogno, ossia la trasposizione del principio morale del "tu non uccidere" nella legge del 1972 che ammetteva e regolava la possibilità, per i giovani mossi da ideali di pace, di poter svolgere un servizio alternativo a quello militare.

Così Vito Mancuso, ad un incontro del festival "Torino spiritualità", ci ha spiegato la dialettica interna al rapporto fra la legge come "logica del reale" e la legge sociale, civile: "L'espressione "secondo legge di libertà" è contraddittoria - spiega Mancuso - nel senso che contraddice il concetto ingenuo e superficiale di libertà del sentire comune. La vera libertà infatti è la libertà da se stessi, e questa si ottiene nell'adesione alla legge. Non alla legge come legalità, la legge degli uomini; ma alla legge in quanto logica del reale, la legge della vita (o, se qualcuno preferisce, la legge di Dio). Con questo non intendo certo disprezzare la legge degli uomini, che anzi ritengo di fondamentale importanza a livello civico e per questo ammiro il prezioso lavoro di educazione alla legalità, così necessario nel nostro paese".

Ecco, dunque, sovrapporsi il piano verticale con quello orizzontale, l'ideale di una legge che apre alla vita e all'amore (al Dio absconditus) e la legge che invece regola i rapporti sociali secondo criteri di rispetto, di armonia e di giustizia (legalità). Legge, libertà e bellezza. Un dialogo fra un teologo e un magistrato.

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