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"Georg Trakl: un disperato urlo di libertà "

Biblioteca universitaria - Piazza Università, 1

Conferenza e dibattito

03.11.2014

Ore 18.00 - Ingresso libero

Centro Pace (Apri l'immagine , 59 Kilobyte, 170 per 133 pixel)
 

Interverranno:

  • Giorgio Luzzi: autore di numerosi libri di poesie e traduttore di poeti francesi e tedeschi. E' considerato oggi uno dei più prolifici poeti italiani.
  • Sigurd Scheichl: germanista, docente all'Università di Innsbruck
  • Letture: Lorenzo Merlini
  • Introduzione: Leopold Steurer

(con traduzione simultanea)

Un omaggio e una rilettura del grande poeta austriaco, salisburghese, Georg Trakl, una delle anime più inquiete della letteratura europea del primo Novecento. Una vicenda esistenziale paradisgamtica, sofferta, intrisa di passioni e di ombre, finita nel più tragico dei modi possibili, ossia col suicidio del poeta il 3 novembre del 1914 quando si trovava a Cracovia, nel bel mezzo della guerra dove era andato come farmacista volontario quasi a voler oggettivare in una catastrofe storica e collettiva la sua personale e individuale catastrofe esistenziale. Testimonianza di questo inabissamento del poeta nella morte generale ei soldati massacrati sui campi di battaglia è la sua poesia Grodek, forse la più nota. Una poesia di condanna della guerra, e al tempo stesso una fotografia dello stato d'animo di totale distacco dalla vita che di lì a poco si affermerà concretamemnte nella decisione di togliersela di torno, quella vita:

A sera risuonano i boschi autunnali
d'armi letali, le auree distese
e gli azzurri laghi, e dall'alto il sole
rovina all'orizzonte, più oscuro; la notte abbraccia
guerrieri morenti, il furioso lamento
delle loro bocche in frantumi.
Pure silenziosa si raduna fra i salici
rossa nube, soggiorno di un dio furente,
il sangue sparso, argentea frescura;
tutte le strade sfociano in nera putredine.
Sotto gli aurei rami della notte stellata
vacilla l'ombra della sorella per la selva ammutolita,
a salutare gli spiriti degli eroi, le teste insanguinate;
e lievi risuonano nel canneto i sinistri flauti autunnali.
O più fiera pena! O voi, are di bronzo,
un possente dolore nutre oggi l'ardente fiamma dello spirito,
i nipoti non nati.

Una vita poetica piena di voci, dove si rifrangono gli echi di poeti e pensatori a lui molto cari come Hölderlin, Nietzsche, Dostoevskij, Rimbaud, Haine, Verlaine, Maeterlinck, Ibsen e Strindberg. E poi l'impegno a "fare il vero" (das Wahre zu tun) e non semplicemente a dirlo, nella condivisione di un'esperienza insieme letteraria e "politica" come fu quella del gruppo "Der Brenner" con la pubblicazione dell'omonima rivista. Il gruppo di redattori era il meglio della società culturale di "confine" che si trovava a Innsbruck, al Café Maximilian. Trakl era una colonna del gruppo che aveva come fondatori Ludwig von Ficker, Carl Dallago, Max Esterle. Fra i collaboratori vi erano scrittori e pensatori a artisti come Rainer Maria Rilke, Ludwig Wittgenstein e Ferdinand Ebner, Oskar Kokoshka, con cui Trakl aveba stretto una importante amicizia.


Georg Trakl (Salisburgo 3.2.1887 - Cracovia 3.11.1914).
Interrotti gli studi liceali, si diplomò farmacista (1910), esercitando poi solo saltuariamente; in questi anni, dopo alcuni tentativi drammatici andati perduti, coltivò la propria vocazione letteraria collaborando alla rivista Die Brenner e pubblicando il volume di versi, Gedichte. Allo scoppio della prima guerra mondiale fu inquadrato in un'unità ospedaliera da campo, ma quando, di fronte agli orrori e alle sofferenze cui assisteva, tentò il suicidio, fu internato in un ospedale militare, dove morì, probabilmente suicida, per un'intossicazione da stupefacenti (ai quali era dedito sin dagli anni del liceo).
Nel 1915 uscì un'altra raccolta che Trakl aveva preparato per la pubblicazione, Sebastian in Traum. Dai suoi versi visionari e lacerati promana uno sconsolato senso di solitudine, di decadenza, di estraneità, in un alternarsi di oscuri sentimenti di colpa (spesso legati all'immagine della sorella Margarete, per la quale Trakl nutriva un affetto forse incestuoso) e di speranze di redenzione. Già ammirata da K. Kraus, da R. M. Rilke e da L. Wittgenstein, la lirica di Trakl è stata oggetto di una progressiva rivalutazione, nella quale non poca parte hanno avuto le interpretazioni di M. Heidegger. Postume, oltre a varie raccolte (Der Herbst des Einsamen, 1920; Gesang des Abgeschiedenen, 1933; Aus goldenem Kelch, 1939; Offenbarung und Untergang, 1947; Helian, 1963) sono state pubblicate alcune edizioni complessive (Gesammelte Werke, 4 voll., 1956; Das gesamte Werk einschliesslich der Briefe, 2 voll., 1969; Das dichterische Werk, 1972); tra le edizioni italiane si ricordano Poesie (1949) e Le poesie (1983).

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