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Comunicato stampa: 26.11.2020 15:59
Rubrica:  [Cultura]  [Varie] 

Museo Civico: Oggetto del Mese dicembre 2020

Oggetto del Mese - dicembre 2020 (Apri l'immagine , 366 Kilobyte, 789 per 805 pixel)

Oggetto del Mese - dicembre 2020

 
Nota dell'Assessora alla Cultura Chiara Rabini

"Domani (27.11.2020) avremmo avuto la grande porta del Museo Civico di Bolzano aperta ad accogliere le migliaia di persone che ogni anno ci fanno visita durante la Lunga notte dei Musei. Abbiamo sempre organizzato un'iniziativa particolare legata a questo importante momento di condivisione della cultura nella nostra città. La Lunga Notte era sempre un successo per il Museo civico, con lo staff felice di organizzarla e numerose persone che lasciavano ringraziamenti e commenti positivi sulle iniziative proposte. Per non rompere questa tradizione, abbiamo scelto di presentare in anticipo, proprio il giorno della Lunga Notte ormai cancellata, l' Oggetto del Mese di dicembre del Museo Civico. In momenti così difficili, di solitudine, esclusione sociale, avvenimenti culturali che che non si possono vivere liberamente e con il Natale che si avvicina, abbiamo deciso di comunicare calore alla nostra città, celebrando un oggetto particolare: l'unico esemplare di stufa esistente in ambito trentino-tirolese che presenta dipinti legati al Natale, realizzati intorno alla metà del 18esimo secolo, proprio nella zona di Bolzano. Questa stufa, che è esposta al Museo civico, fa parte di una collezione di 11 stufe, la più antica datata 1498. Ci auguriamo che tutti coloro che domani non potranno venire fisicamente al Museo, possano almeno consolarsi la bellezza dei delicati dipinti in stile faentino della stufa "natalizia" del Museo civico".
Chiara Rabini 
Assessora alla Cultura Città di Bolzano 

Oggetto del Mese - dicembre 2020
Vivere al caldo e senza fumo, guardando le immagini del Natale: una stufa particolarmente bella è conservata al Museo Civico

"Le stufe in muratura, coperte in tutto o in parte, da formelle (olle) invetriate, sono conosciute nell'Europa centrale e nelle Alpi solo a partire dal Medioevo, mentre non si trovano in Pianura Padana e nelle restanti zone d'Italia, dove invece era diffuso il camino
aperto. Rispetto a quest'ultimo, però, le stufe presentano il grande vantaggio di poter essere caricate anche dall'esterno della stanza in cui si trovano. In questo modo l'ambiente riscaldato rimane completamente privo di fumo anche in caso di cattivo tempo.
Una stufa correttamente funzionante è strutturata all'interno in modo complesso: ha una camera di combustione, serpentine per i bollenti giri di fumo e materiale refrattario che permette la conservazione del calore per molte ore dopo il caricamento. Anche le formelle in ceramica invetriata del rivestimento esterno permettono la conservazione e l'irraggiamento del calore nell'ambiente. In Alto Adige, che, con il Trentino, è la zona di diffusione più a sud per stufe di questo tipo, questo artigianato è documentato già dal Medioevo attraverso ritrovamenti archeologici avvenuti in corso di scavo in città e nei castelli. Chi produceva vasellame, stoviglie per la tavola e per la cucina, creava parimenti le olle per le stufe, cosa ben documentata, a partire dal Cinquecento, soprattutto in città come Bolzano, Merano e Bressanone dove lo smercio del prodotto era assicurato. A Bolzano è documentato già nel 1242 un vasaio Ulricus Vogelus e, in altro contesto, è ricordata una "casa con stufa". È raro che le stufe storiche a formelle si siano conservate nella loro interezza. Il più delle volte, infatti, venivano regolarmente smontate e sostituite: nel caso, ad esempio, che scaldassero troppo o male - potevano anche esplodere - oppure dopo qualche decennio di uso intensivo, si bruciavano all'interno, divenendo così inutilizzabili. Nello smontarle era facile che le formelle invetriate si crepassero e non potessero essere riutilizzate". Testo Stefan Demetz/Antonella Arseni

 

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